La società degli individui

quadrimestrale di filosofia e  teoria sociale

La rivista è nata nel 1998 da un esperienza di ricerca e anche didattica, relativa al significato del­l’individualismo nelle società moderne. Hanno partecipato alla fondazione studiosi di varia competenza disciplinare (filosofi, ma anche sociologi, politologi, antro­po­logi), italiani e stranieri. La dirige Ferruccio Andolfi, docente di Filosofia della storia dell’Università di Parma. Edita da Franco Angeli e riceve un sostegno da parte della Fondazione Monte di Parma. Esce con cadenza quadrimestrale in fascicoli di 176/200 pagine.

Un sentire comune

L’elemento comune era dato dalla convinzione che nell’Ottocento si fosse creata una frattura troppo netta tra la tradizione del pensiero sociale (e socialista) e quella del­l’indi­vidualismo, fatto coincidere sbrigativamente con la sua versione egoistica e competitiva. Si po­trebbe dire che il sentire comune fosse l’idea di poter ricostruire e alimentare forme di «in­divi­dualismo solidale». Naturalmente gli autori recano nei loro contributi proprie originali pro­spettive, non sempre coincidenti con questo schema, ma in linea di massima la tendenze più rap­presentata è quelle appena descritta.

Universalismo e appartenenze comunitarie

Il nostro sforzo è stato costantemente quello di pensare il passaggio ‘moderno’ verso individualità autonome e differenziate come un evento complessivamente positivo, da non esorcizzare, e la comunità come una dimensione ugualmente essenziale, a patto di non ridurla a una datità che i soggetti debbano semplicemente accettare. Il fenomeno della globalizzazione non fa che radicalizzare quel passaggio avvenuto nell’epoca moderna, allargando gli orizzonti degli individui oltre lo Stato nazione. Ciò rende necessario pensare in modo nuovo il radicamento delle identità personali. Già Norbert Elias, che scrisse appunto il noto saggio La società degli individui, da cui è mutuato il titolo della rivista, ebbe ben presente questo problema. Per lui, e anche per noi, il processo di universalizzazione va assecondato senza perdere d’altra parte sentimenti di appartenenza più locali, e rivendicando ai singoli il compito, sempre più difficile, di costituire i centri di raccordo di queste varie istanze.

Gli autori guida

Un autore a cui ci siamo frequentemente ispirati è Georg Simmel, che sentiamo vicino sia nell’interpretazione che dà della storia e delle forme dell’individualismo sia nella proposta teorica di integrare i valori della differenza, rivendicati dai romantici, con quelli ugualitari della tradizione illuministica. Per le stesse ragioni  abbiamo dedicato saggi e tradotto pagine inedite in italiano di un altro rappresentante di questa medesima linea: Schleiermacher, che avanza una concezione in cui una forte sottolineatura della personalità individuale, unica e incomparabile, va di pari passo con un profondo e religioso senso dell’appartenenza al tutto. Nell’area del pensiero etico e politico francese ci siamo richiamati ad autori come Pierre Leroux e al poco noto ma tuttavia importante Jean-Marie Guyau. Nel mondo anglosassone l’interesse si è rivolto  all’intera tradizione del cosiddetto «indi­vidualismo democratico»: da Emerson a Dewey. Per quanto riguarda autori contemporanei il dibattito tra liberal e communitarian ci ha fornito spesso spunti di riflessione. Taylor, Olafson e Larmore compaiono tra le nostre firme.

Individualismo e socialismo

La divaricazione tra il socialismo, soprattutto il socialismo nella figura che è risultata alla fine predominante: il materialismo storico, e il pensiero individualistico è risultata fatale ad entrambi. Nella tradizione socialista esistono tuttavia altre correnti, dal socialismo scredidato come ‘utopistico’ a forme di anarchismo e di socialismo liberale, che meritano di essere riconsiderate e ciò indipendentemente dagli esiti politici in cui al tempo del loro sorgere hanno potuto dar luogo. Credo che la situazione imbarazzante che si è creata dopo l’89, che ha visto una frettolosa e non meditata dismissione di ogni linguaggio socialista, considerato compromesso con regimi indifendibili, finirà per essere a sua volta superata. Come disse una volta Imre Toth, uno studioso che pure aveva avuto esperienza diretta del lato più odioso del «socialismo realizzato», non bisogna preoccuparsi troppo: i bisogni reali – e tra questi i bisogni di uguaglianza, giustizia e socializzazione a cui le dottrine socialiste hanno dato voce – riemergono e non possono essere spenti da ragioni di opportunità politica.

Un’ispirazione libertaria

In diversi fascicoli è stato dato risalto a figure di anarchici pacifisti, quali Gustav Landauer e Martin Buber, mentre già nei primi anni sono stati pubblicati testi inediti di Kropotkin e ricerche su un socialista sui generis come Moses Hess, molto sensibile al tema dell’autoorganizzazione della vita sociale. La ragione di questo interesse sta nella capacità che questi autori mostrano di concepire una rigenerazione sociale che faccia a meno di qualsivoglia violenza, fondata cioè su una sostituzione progressiva dello ‘Stato in eccesso’ con forme associative proprie della società civile. Anche le loro ‘utopie’ sono più chiaroveggianti di altre: capaci cioè di autocritica, di vedere quali esiti drammatici hanno comportato certi modi di concepire le rivoluzioni.

L’eredità della religione

Il fenomeno del «ritorno della religione» ha caratteristiche vistose e anche importanti conseguenze pratiche, tuttavia non si può dubitare che i processi di secolarizzazione continuano ad investire anche ambiti che non ne erano stati finora toccati. Il problema allora è che questi processi non avvengano sconsideratamente e senza rispetto per i bisogni effettivi finora soddisfatti in qualche modo da queste manifestazioni religiose. Gli antropologi che abbiamo più volte interpellato su queste questioni si sono mostrati assai prudenti. Naturalmente nella rivista il rispetto e la volontà di com­prensione convive con l’auspicio che il cosiddetto ‘bisogno religioso’ si soddisfi sempre più in una religiosità che implichi il semplice riconoscimento della finitezza e condizionatezza degli individui e delle loro forme di convivenza.

L’Archivio

Questa sezione è un po’ il fiore all’occhiello della rivista, la sua parte più preziosa e meno transeunte. Vi appaiono testi di autori classici o di contemporanei che stanno acquisendo l’autorità di classici. Partiamo dal presupposto che molti dibattiti contemporanei mancano di profondità o peccano di ingenuità proprio per questa negligenza delle posizioni di autori che hanno già espresso opzioni fondamentali. Alcuni di questi materiali sono stati riproposti in raccolte più corpose e con introduzioni di esperti nella collana “La ginestra”, edita da Diabasis.

Il valore conoscitivo della letteratura

Nella rivista, fin dalle origini, è stato presente uno spazio letterario. Questa apertura verso la letteratura e la poesia si è venuta chiarendo sempre più come riconoscimento della funzione conoscitiva o di verità, non solo morale e civile, che la letteratura assolve a suo modo. L’intreccio con la filosofia ci sembra pertanto oggi più stretto: di qui il programma per il futuro di pubblicare in ogni fascicolo testi primari di prosa e poesia, piuttosto che saggi di critica letteraria, di intersecare linguaggi diversi, di occuparci di narrativa di alto significato filosofico.

L’impegno pubblico

Senza essere una rivista di tendenza La società degli individui tenta di esercitare una qualche funzione formativa e di orientamento. Non tanto rispetto a scelte immediatamente politiche quanto rispetto a presupposti culturali che possono influenzarle. Da questo punto di vista la ricerca insistente di un’etica più aderente alle esigenze individuali e meno coercitiva, di un equilibrio non repressivo tra lavoro  e godimento, di forme di democrazia non esclusivamente procedurali e non inquinate da populismo – sono questi alcuni degli obiettivi ‘pubblici’ perseguiti. La consapevolezza di questa responsabilità guida la scelta dei temi che affrontiamo, privilegiando quelli di maggior impatto sociale ed evitando, per quanto possibile, approcci sterilmente accademici. Abbiamo inaugurato anche una rubrica di brevi commenti nella quale invitiamo i nostri collaboratori più esperti ad esplicitare e argomentare le loro posizioni su temi caldi dell’agenda politica. La storia di questi anni ci ha obbligati in più occasioni a prendere posizione verso le guerre, specialmente verso quelle che hanno creduto di potersi dare giustificazioni umanitarie. Accanto a testi di pacifismo intransigente, come quelli di Tolstoj, abbiamo ospitato le riflessioni di filosofi del diritto che mettono in  dubbio gli stessi presupposti teorici di queste operazioni belliche. Per quanto riguarda poi la questione dell’occidentalizzazione abbiamo cercato di rimettere in discussione le credenze ingenuamente progressiste che ne sono alla base.

Ringraziamenti

Si ringrazia la Fondazione Monte di Parma per il contributo a favore del quadrimestrale La società degli individui e per la realizzazione del sito della rivista ospitato in www.fondazionemonteparma.it, a cui è collegata la sezione “Archivio” del presente sito.