Cinema e filosofia


Quaderni della ginestraA�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A� nA� 13, anno 2014/3
VIEWERS TURNED INTO PARTECIPANTS: DZIGA VERTOV’S A SIXTH PART OF THE WORLD

“The complete victory of the factory of facts over the factory of grimaces a�� that is what I expect from A Sixth Part of the World.a�? In these words Dziga Vertov, the Soviet Russian avant-garde filmmaker, refers to his new production in an interview for Kino magazine in August 17, 1926. By saying this, Vertov reiterates his ambition to reinvent the very concept of cinema. In order for cinema to become active part in the process of creation of a new socialist society, it had to be radically cut off from theatre and literature. This meant that everything that belonged to film as fiction a�� the plot, the sets, the actors, and the script a�� was to be rejected by Vertov and his collaborators.

di TATJANA SHEPLYAKOVA

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Shane Carruth
UPSTREAM COLOR

Il Ladro (the Thief) assale Kris di notte, alla��uscita di un Club. Le fa ingerire una droga che contiene un esemplare vivo di nematoda, un verme cilindrico infestante estratto dalle sue speciali orchidee blu. Il Ladro sfrutta la suggestione ipnotica prodotta dalla droga per esercitare una forma di controllo mentale sulla��esistenza di Kris. La deruba e vive da lei per qualche giorno, distraendola con elaborati espedienti. Privata di ogni cibo solido, Kris ricopia su foglietti di carta, poi piegati e incollati in modo che formino una ghirlanda ad anelli, le pagine del Walden di Henry David Thoreau. Risvegliandosi nel proprio letto, ormai sola, Kris osserva una serie di corpi estranei che si muovono sotto la superficie della sua pelle. Dopo aver cercato vanamente di rimuoverli, autoinfliggendosi ferite con un coltello da cucina, A? irresistibilmente ricondotta verso una fattoria fuori cittA�.

di SOFIA BONICALZI

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Pablo Larrain
TONY MANERO

Santiago del Cile, 1979. RaA?l Peralta aggiusta un paio di pantaloni immacolati cui manca, forse, un bottone. Qualche giorno prima, con la stessa meticolosa apatia, uccide una donna per rubarle il televisore. Qualche giorno dopo, quando un losco ricettatore si mostra restio a concludere un affare, gli fracassa il cranio nel sonno. A cinquantadue anni, ha un unico mantra: trasformarsi nella��omologo del personaggio interpretato da John Travolta ne La Febbre del Sabato Sera (1977). a�?Questoa�?, risponde impassibile a chi gli chiede quale sia la sua professione. Rintanato in un teatro-night club di periferia, RaA?l prova e riprova le coreografie del musical campione da��incassi in vista di una��imminente performance e, nel frattempo, si prepara a partecipare a un contest televisivo che eleggerA� il Tony Manero cileno.

di SOFIA BONICALZI

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Uberto Pasolini
STILL LIFE
I funerali si fanno per i vivi. Il senso ultimo di Still Life ci viene dato dal personaggio piA? indesiderato del film: la��anonimo direttore municipale, allegoria dell’ottuso burocrate che, nella�� atto di rendere piA? efficienti i servizi funerari, nega un servizio vitale in cambio di un bilancio ben consolidato.A fare le spese di tale religiosa dedizione alla��economia A?, oltre al civile rispetto per i defunti, John May, orfano di mezza etA�, cullato nella materna ricorsivitA� della sua singolare funzione, la ricerca dei famigliari delle persone morte in solitudine. Mansione insolita svolta dal solerte impiegato in modo unico: infatti May non si limita a reperire le generalitA� del defunto e dei rispettivi congiunti, ma si spende nella metodica ricostruzione della vita dei propri utenti, o quantomeno di qualche episodio verosimile da poter inserire nell’elogio funebre.A�di FRANCESCO MAZZOLI

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Quaderni della ginestra A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A�A� nA� 10, anno 2013/3
Leos Carax
HOLY MOTORS

Il logico e filosofo polacco Alfred Tarski sviluppA? la propria teoria semantica della veritA� nel tentativo di risolvere una delle piA? celebri antinomie della storia della filosofia: quella del mentitore. La struttura del paradosso A? molto semplice. Qual A? il valore di veritA� di un enunciato quale a�?Io sto mentendoa�?? A? vero o falso? Quale che sia la risposta, a�?io sto mentendoa�? sembra esprimere una proposizione auto contraddittoria. Infatti se la��enunciato A? vero, allora affermo la veritA� del fatto che quanto sostengo A? falso. Se la��enunciato A? falso, significa che sto dicendo la veritA� e che dunque, de facto, non sto mentendo. In altre parole, nelA� momento in cui affermo di non fare una��affermazione vera, nego anche la veritA� di quanto affermo. La��insolubilitA� del paradosso A? perA?A� solo apparente. Il cortocircuito semantico che abbiamo appena esaminatoA� A? spiegabile, secondo Tarski, nella misura in cui si comprende che esso A? determinato dal carattere autoreferenziale della��enunciato in questione.

di CORRADO PIRODDI

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LA RIVOLUZIONE INIZIA IN CAMERA DA LETTO? IL DISCORSO SULLA FAMIGLIA NELLA TRILOGIA DI BERNARDO BERTOLUCCI


La��ultimo lavoro di Bernardo Bertolucci, Io e te (2012), A? un autentico Bertolucci: meno opulento forse di precedenti fatiche, ma la��impudenza della macchina da presa che spia dal a�?buco della porta dei tuoi genitoria�? (come dice Matthew, in The Dreamers) per penetrare una scabrosa sur- (o sub-) realtA�, piA? veritiera della realtA� stessa, rivela inconfondibilmente la firma del regista parmigiano.A�Tipicamente bertolucciana A? anzitutto la struttura spaziale di Io e te, costruita secondo la��asse interno/esterno a�� dove la��interno corrisponde alla��intimitA� della vecchia, grande casa borghese, un labirinto di cunicoli e anfratti in cui si accumulano oggetti, mobili coperti da teli, tubi, materassi e divani che nascondono colpevoli erotismi, e la��esterno A? la strada dove alla fine i protagonisti sono costretti a scendere se vogliono sperimentare (e risolvere) pubblicamente i loro confitti.

di FEDERICA GREGORATTO

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Paul Wes Anderson
THE MASTER

Paura rispecchiata negli occhi, un uomo trincerato dietro una feritoia ed un elmetto. Questo e nulla piA? A? Freddie Quell alla��inizio di The Master, quindicesima pellicola diretta da Paul Thomas Anderson.A? il 15 agosto 1945, finisce la seconda guerra mondiale, cosA� recitanoA� i libri di storia ma, per il marinaio scelto Freddie Quell, archetipo di una��umanitA� nevrotizzata dalla paura, la realtA� A? drammaticamente diversa. Quando gli altoparlanti della��incrociatore annunciano la resa del Giappone, Freddie celebra la��armistizio ubriacandosi con propellente per siluri e sfogando il proprio eros su di una statua di sabbia dalle fattezze femminili, immagine eloquente nel tratteggiare le mutilazioni spirituali incarnate del protagonista. Freddie guida quel plotone di reduci che, disciplinatamente, anima le corsie degli ospedali psichiatrici, si sottopone alla puntuale somministrazione di test e pillole, per venire meccanicamente reimmessi nella societA� con la��invito a rifarsi una��esistenza civile, come impiegati o come agricoltori.

di FRANCESCO MAZZOLI

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Charlie Brooker
BLACK MIRROR

A?A�sempre vero che il regno della tecnica libera la��uomo dal giogo della necessitA� naturale? Oppure A�la terra interamente illuminata splende alla��insegna di una trionfale sventuraA�,A� allorchA� tecniche e saperi si rovesciano dialetticamente in strumenti di soggiogamento e subordinazione ancora piA? stringenti dei vincoli naturali?Nella��affrontare questo tema, cinema, filosofia e letteratura sembrano aver episodicamente condiviso uno spirito euristico e un immaginario comune, che potremmo prosaicamente definireA� a�?cyberpunka�?. Il successo planetario di Matrix A? quello del demone di Cartesio e dei cervelli in una vasca di Putnam. I dispositivi del biopotere descritti da Foucault si presentano vivi e materici negli innesti meccanici che affondano nelle carni dei personaggi dei film di Cronenbergh. Il test di Voigt-Kampff che, in Blade Runner, permette agli esseri umani di smascherare i replicanti, A? una traslitterazione cinematografica della��esperimento mentale ideato da Turing per capire se le macchine possiedano o meno stati mentali.

di CORRADO PIRODDI

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UN ALTRO MITO DELLA CAVERNA: LA FORZA DELLA LEGGE IN BATMAN

I migliori blockbuster hollywoodiani sono quelli che contengono pregnanti raffigurazioni e diagnosi del nostro tempo storico, sociale e politico. La trilogia di Christopher Nolan dedicata alla leggenda di Batman, e in particolare il suo capitolo conclusivo, puA? confermare di certo questa tesi. Il momento centrale di The Dark Knight Rises, quando tutti i prigionieri sono liberati e si apprestano a a�?prendersi la cittA�a�?, metterebbe addirittura in scena, secondo Zizek, potenzialitA� e debolezze del movimento noto come Occupy Wall Street. Il suo leader, qui, A? il terrorista Bane (caricatura di un black bloc sadomaso, ma anche inguaribile romantico), che rende esplicita questa idea di autodeterminazione democratica alla��interno di uno stadio sportivo gremito.

di FEDERICA GREGORATTO

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David Cronenberg
COSMOPOLIS

In principio era il verbo, in conclusione A? il flusso. La��ultima opera di David Cronenberg ci trasporta alla��interno del flusso immateriale, dei dati, del cyber capitale, del destino della��umanitA� che, come scrive DeLillo, A? deciso un nanosecondo dopo la��altro. Il regista canadese, con A dangerous method, aveva giA� rivolto la sua attenzione alla mutazione apportata alla��essere umano dalla psicanalisi a inizio Novecento. Allora fu proprio grazie al verbo che la��uomo cominciA? a esplorare la propria interioritA� che, nonostante le precedenti passioni di Cronenberg, non A? fatta solo di organi e interiora. Cosmopolis, a livello di script, sembra intraprendere la stessa strada, fatta di lunghi dialoghi che immobilizzano volutamente la��azione, anche se il tipo di uomo rappresentato, e la societA� che egli alimenta, sono la��ennesima evoluzione alla��interno della filmografia cronenberghiana. Senza dimenticare che il film, e quasi tutte le battute dei personaggi, provengono dal romanzo di DeLillo, A? interessante cercare di capire su quali binari intende portarci Cosmopolis.

di ANDREA FERRI

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Steve McQueen
SHAME
La��acquoso flirt di sguardi, ambientato in una metropolitana, tra il protagonista Brandon (Michael Fassbender) e una bella signora, capelli rossi e anello di fidanzamento al dito, segna la fine del secondo lungometraggio del regista inglese. Una fine che, chiudendo un cerchio asfissiante come la��aria in quel vagone della metro, ci riporta al punto di partenza: dopo tutto ciA? che A? successo nel film a�� non molto in realtA�, storie di ordinaria follia newyorkese, qualche torbida avventura sessuale, una rissa, il tentato omicidio della sorella Sissy (la sensualissima Carey Mulligan) a�� Brandon non si A? spostato di un millimetro. Niente ci fa presumere che qualcosa cambierA� nella sua routine, che si divide tra un lavoro ben pagato ma come tanti, i Martini, sveltine poco soddisfacenti, stremanti corse notturne per impedirsi di pensare.La��immobilismo esistenziale di Brendon si puA? rendere efficacemente, per usare il vocabolario della filosofia sociale contemporanea di matrice hegeliana, come blocco di un processo individuale di apprendimento, uno scacco della��esperienza, dove il soggetto non riesce ad appropriarsi dei suoi vissuti in modo da mettere in discussione e trasformare la propria identitA�.

di FEDERICA GREGORATTO

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Lars von Trier
MELANCHOLIA

Con il suo ultimo lavoro, Melancholia (2011), Lars von Trier ci ha indubbiamente sorpresi. Per una volta sembra essere disposto a tendere una mano compiacente al suo pubblico, quasi a vezzeggiarlo: con personaggi femminili a testa alta, un tema che si confA� a un momento storico di crisi profonda, e una fotografia cosA� seducente da sfiorare, a volte, la patinatura da riviste di moda. Addirittura, il regista danese concede allo spettatore il punto di vista della��assoluto, issandosi sul quale la macchina da presa si arroga il diritto di rappresentare la��esperienza del sublime piA? radicale, il non rappresentabile per eccellenza, la fine del mondo.A�Perdonandogli una tale pretesa ultra-metafisica a�� ma ci si potrebbe chiedere se il cinema non stia aprendo oggi le porte di una��era post-post-metafisica, si pensi ovviamente anche a The Tree of Life a��, bisogna ammettere che la��operazione del regista danese A? di una geniale semplicitA�.

di FEDERICA GREGORATTO

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Mike Cahill
ANOTHER EARTH

Cosa faresti se avessi la possibilitA� di incontrare un altro te stesso? Come lo giudicheresti? Cosa penserebbe lui di te?A�Sono queste alcune delle domande che Mike Cahill intende suggerire attraverso la pellicola Another Earth, riuscendo nella difficile alchimia di miscelare due generi tra loro distanti, ovvero esplorando attraverso la fantascienza temi esistenziali.A�In effetti la chiave fantastica funziona da pretesto per innescare lo sviluppo drammatico di una vicenda che vedrA� i due protagonisti esplorare le profonditA� del proprio spirito. La��apparizione di un pianeta gemello al nostro, Terra 2, non solleva questioni di fisica celeste, nA� tanto meno sinistre xenofobie da invasione aliena; diversamente funziona come un generatore perpetuo di dubbi filosofici ed esistenziali. Analogamente al pianeta Solaris, raccontato da Tarkovsky, Terra 2 A? uno specchio in cui i personaggi riflettono i propri desideri e le proprie ossessioni ed in cui, attraverso la��immagine della��altro, incontrano sA? stessi. La scoperta della��altro da sA� A? quindi metaforizzata come un viaggio nella��ignoto, verso un altro pianeta, in cui le rappresentazioni individuali vengono infrante per lasciare posto ad un nuovo orizzonte degli eventi.

di FRANCESCO MAZZOLI

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Derek Jarman
WITTGENSTEIN

Marziano: a�?Quante dita ha un filosofo?a�?Wittgenstein: a�?10a�?Marziano: a�?come tutti gli esseri umania�?Wittgenstein: a�?ma un filosofo A? un essere umanoa�?

Questo beffardo scambio di battute riassume alla perfezione la��indole e lo stile del ritratto visivamente lussureggiante dipinto da Derek Jarman per raccontare la vita del filosofo viennese Ludwig Wittgenstein.Il biopic tessuto da Jarman si sviluppa attraverso una concatenazione di episodi teatrali che toccano i punti di svolta della vita, ancora prima che del pensiero, della��eccentrico filosofo viennese, quasi a suggerire come la��esperienza della��uomo preceda sempre e comunque la��opera del filosofo.

di FRANCESCO MAZZOLI

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Yorgos Lanthimos
DOGTOOTH

Dogtooth A? la storia di una coppia di mezza etA� appesantita e benestante a�� lui piccolo imprenditore con Mercedes 200 da��ordinanza, lei placida casalinga dedita alla cura del focolare domestico a��che abita in una villa solitaria: due piani di pareti che trasfigurano il sole mediterraneo in un biancore accecante, stanze arredate secondo i dettami del Feng Shui, porte in vetro scorrevoli che si aprono su un florido giardino punteggiato di palme e alberi da frutto. Un vero e proprio Eden, degno delle pagine migliori di Architectural Digest.A�Dogtooth A? la storia di una coppia di mezza etA� appesantita e benestante e dei suoi tre figli: la figlia maggiore, quella minore, il figlio maschio nel mezzo. Viaggiano tutti e tre sulla ventina.

di CORRADO PIRODDI

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Astra Taylor
EXAMINED LIFE

Che cosa A? a�?Examined Lifea�?? Banalmente una successione di interviste-monologhi sul significato della vita nelle quali la��ideatrice e regista Astra Taylor ha coinvolto alcuni filosofi viventi: da un certo punto di vista A? quindi un testo filosofico, una��opera collettanea. Allo stesso tempo A? un documentario se non addirittura un vero e proprio film. Ma forse A? impossibile nonchA� inutile forzare questa��opera in una particolare definizione. Ea�� inafferrabile non solo da un punto di vista formale ma anche nel suo significato: la��accostamento di tecniche ed ambiti (film e filosofia), normalmente alieni tra loro, eccita infatti nello spettatore frotte di riflessioni e di sensazioni che forse vanno al di lA� dei temi previsti dalla��autrice e dai filosofi stessi; la forma immagine del cinema costituisce un ottimo terreno di coltura per la filosofia.

di ANTONIO FREDDI

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Laurent Cantet
LA FORZA DELLA PAROLA FRA LE MURA DE LA CLASSE

La classe di Laurent Cantet, uscito nelle sale cinematografiche la��autunno del 2008 dopo aver conquistato la giuria del 61A� Festival di Cannes meritandosi la Palma da��Oro, A? basato sul romanzo Entre le mure di FranA�ois BA?gaudeau, interprete egli stesso del film nel ruolo del professore di francese. Con temi da far invidia a un civile, quanto utopistico, dibattito in Parlamento in materia di riforma scolastica a�� disagio sociale, conflittualitA� generazionali, differenze culturali, ruolo degli insegnanti a�� il film A? la trasposizione sul grande schermo del a�?diario di bordoa��di un anno scolastico vissuto tra le pareti di una scuola media superiore della periferia di Parigi. Protagonisti sono il professore e i suoi studenti, adolescentiA� tra i 14 e i 16 anni.

di ANNA MARIA RICUCCI




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Samuel Fuller
IL CORRIDOIO DELLA PAURA

Presentata nel 1963 in USA, questa avvincente pellicola di Samuel Fuller narra la��esperienza di Johnny Barrett, un redattore del Daily Globe che aspira a vincere il Pulitzer. Per ottenere la��ambito premio, egli decide da��indagare su un caso da��omicidio avvenuto in un ospedale psichiatrico, nel quale rimangono rinchiusi i tre testimoni oculari del delitto. Con la��obiettivo da��introdursi nella clinica, aiutato dal suo capo redattore, da uno psicologo e dalla fidanzata Kathy, inscena da��essere affetto da schizofrenia sessuale.

di MARCO BIGATTI

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Jan Svankmajer
LUNACY

Abito non lontano da un ex ospedale psichiatrico, un luogo gelido anche durante la bella stagione. Sempre abbracciato da alberi dalle dita artritiche, sempre imbavagliato da bende di nebbia, fra i suoi inospitali padiglioni figure derelitte continuano a vagare lungo viali perennemente fangosi, senza requie, come in un limbo fuori dal tempo. Un vecchio, che lA� lavorava e che di fronte al complesso continua ad abitare, mi disse che fra quelle anime perse riconosceva ancora alcuni degli ultimi ospiti che aveva accudito: pazzi che fuggivano da anguste celle farmacologiche per tornare quotidianamente ad aviti luoghi di prigionia. CosA� la pensava.

di CORRADO PIRODDI




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Rainer Werner Fassbinder
LA TERZA GENERAZIONE

Il mondo come volontA� e rappresentazione: la parola d’ordine impiegata dai terroristi protagonisti della pellicola A? la chiave di lettura che permette di accedere al senso piA? intimo de a�?La Terza generazionea�? di Fassbinder, A�commedia in sei attiA� ambientata in una bigia Germania Ovest agli inizi del 1979. Titolo e periodo non sono scelti a caso: la finzione cinematografica prende le mosse laddove, nella realtA�, finisce il ciclo storico del primo nucleo militare della RAF, con la morte dei fondatori Andreas Baader e Ulrike Meinhof; e comincia quello della cosiddetta a�?terza generazione” del gruppo armato, attiva fino al 1998. [...]

di CORRADO PIRODDI

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Dennis Gansel
L’ONDA

Il fascino particolare di questa pellicola tedesca, uscita in Italia quasi due anni fa, non sta tanto nel prodotto artistico in sA�, quanto nel fatto di proporre, tramite il linguaggio cinematografico, la cronaca di un allucinante esperimento realmente avvenuto in California nel 1969. Un professore di storia contemporanea, Ron Jones, non sa come spiegare ai propri studenti le dinamiche sociali che hanno condotto alla formazione e ai tragici esiti dei totalitarismi del Novecento. [...]

di CORRADO PIRODDI

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