Letteratura e filosofia


Quaderni della ginestraA�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A�A� nA� 13, anno 2014/3

LA VALLE DI BAMYAN

L’antica Battriana, (oggi Afghanistan) prende nome dalla cittA� di Bactra, oggi Balk, a 30 Km da Mazar- e-Sharif. A poca distanza, sul sito di Tepe-i-Zirgaran, a�?la collina del metalloa�?, si trovano i resti della fondazione di Alessandro Magno.A� Non lontano da quiA� a TaKht-i-Rustam, il trono di Rustam, presso Samangan, sorgono le rovine di un monastero buddhista con evidenti influssi indiani e uno stupa monolitico di roccia calcarea non ultimato, e forse interrotto, per la calata degli Unni Eftaliti nel 425 d.C. Lo stupa ricorda il sangharama, (tempio) di Darunta nei pressi di Jalalabad. In tutto il paese, i siti buddhisti sono diversi e molti interessanti materiali rinvenuti sono conservati al Museo Guimet di Parigi e al Museo Nazionale di Kabul, altri ogni giorno sono avviati al mercato clandestino.

di ELISA ZIMARRI

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CRISI E DIREZIONI DI SENSO NELL’ESISTENZA. L’ANTROPOANALISI DI UN DRAMMA

Nel primo scorcio del Novecento, a Bellevue, che ben presto divenne uno dei principali sanatori da��Europa, Ludwig Binswanger riuscA� a fondare un vero e proprio centro di scambio di idee. Husserl, Scheler, Heidegger, Buber, Freud, Jaspers, Nijinskij, Grundgens, Warburg e molti altri ancora furono solo alcuni dei suoi piA? importanti interlocutori. In particolare, irresistibile fu il fascino che la fenomenologia esercitA? sullo psichiatra, tanto da indurlo a definire il suo metodo di ricerca Daseinsanalyse. Una denominazione che mostra in maniera inequivocabile la��influenza che la��analitica esistenziale heideggeriana ebbe sul suo pensiero. La fenomenologia, da parte sua, coinvolse uno dei maggiori fautori delle scienze della��uomo, dimostrando di meritare, in senso piA? lato, il sostantivo di a�?galassiaa�? attribuitole piA? recentemente da Vincenzo Costa, Elio Franzini, Paolo Spinicci.

di GIUSEPPINA MAZZEI



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TRA GEOMETRIA E REALTA�. IL LUOGO LETTERARIO DI EDWIN A. ABBOTT

Il piccolo racconto fantastico multidimensionale, Flatlandia, fa la sua comparsa nel 1882. Alla��epoca di scarsa fortuna, nel 1920 viene riproposto alla��attenzione di molti attraverso una lettera pubblicata anonima sulla nota rivista scientifica Nature. La chiave di lettura che ci viene qui suggerita A? quella che intravede nella��operetta del reverendo Abbott una geometrica parabola avveniristica circa la possibilitA�, messa a sistema da Einstein intorno ai primi anni del Novecento, che nello spazio incida una��altra dimensione oltre alle tre, oramai note a noi tutti: lunghezza, larghezza e altezza. Si tratta del tempo, che da Abbott non viene concepito perA?, esplicitamente, nell’accezione einsteiniana.

di GIUSEPPINA MAZZEI

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PICCOLI UOMINI

In una delle sue ultime opere, Enzo Biagi descriveva il Novecento come A�il secolo delle idee assassine e totalitarieA�. Difficile contestare questa definizione: il pensiero corre immediato ad Auschwitz, a Hiroshima, al Vietnam. La��immagine della��arbeit macht frei che campeggia sul filo spinato, o quella del fungo atomico o della piccola Kim Phuc che fugge dai bombardamenti sono incise nella memoria collettiva della��uomo contemporaneo.A�Destino diverso quello toccato in sorte al massacro di Srebrenica. Nella maggiorparte dei casi, le guerre jugoslave, cosA� vicine a noi nel tempo e nello spazio, nella��uomo di strada richiamano appena il brusio del telegiornale di sottofondo, il processo a MiloA?eviA� un ricordo confuso, quello a MladiA� un sopracciglio interrogativo.

di LUCIA MANCINI



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IL FRANCO CACCIATORE

A tratti rieccheggiante Essere e Tempo di Heidegger e altresA� ben in sintonia con la nuova coscienza europea post-bellica, la poesia di Caproni afferra entro semplici strofette risolutive i nuclei del negativo e del senso di drammaticitA� della��esperienza contemporanea. Per usare le parole di Giulio Ferroni, essa A�non A? filosofia, nA� musica, ma confronto essenziale con la condizione della musica e di una parola poetica, filosofica che egli riconosce come a-filosofia. La parola produce a-filosofia, attinge a nuclei sotterranei del pensiero e alla privazione stessa del pensieroA�.

di ELISA ZIMARRI

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NON METTERTI CONTRO TE STESSO: L’EGEMONIA DEL CASO NELL’ULTIMO ROTH

Vi avviso, ho smesso: Nemesi A? il mio ultimo libroA�. Con queste parole perentorie, pronunciate a sorpresa lo scorso ottobre durante una��intervista rilasciata alla giornalista francese Nelly Kaprielian, Philip Roth ha annunciato il proprio addio alla scrittura. Lo ha fatto a suo modo, scegliendo parole decise, scabre, degne dei suoi personaggi, ponendo in luce sia le difficoltA� del rapporto quotidiano con la scrittura, sia il timore di fronte alla mancanza dell’attivitA� letteraria. Nel dialogo con Kaprielian, lo scrittore di Newark ha messo soprattutto in evidenza la��immagine della propria relazione con la creazione artistica, una��immagine che consegna Roth alla tradizione degli autori che, come Flaubert e Kafka o, in tempi piA? recenti, Vittorio Sereni, considerano la��esperienza della scrittura come un male necessario, un pericolo che salva o, quantomeno, un gesto contraddittorio che concede spazi di significato e di gratificazione, ma che espone ai rischio del fallimento.

di LIVIO RABBONI



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PREFERIREI DI NO. BARTLEBY LO SCRIVANO DI H. MELVILLE

Bartleby A? lo scriba che ha cessato di scrivere, il nulla da cui procede la creazione e la rivendicazione come pura e assoluta Potenza. Lo scrivano A? diventato tavoletta per scrivere, A? divenuto il suo foglio bianco e dimora nella��abisso della profonditA�. La sua vicenda ci A? narrata da un avvocato di Wall Strett che la��ha assunto come copista legale nella��epoca in cui questa strada si sta trasformando nel centroA� della grande finanza americana. La sfraghis letteraria, il sigillo di riconoscimentoA� caratteristico di Bartleby, A? una formula, piA? volte ripetuta da lui stesso, attraverso la quale Melville comunica al lettore attento il suo messaggio. I prefer not A? variante, che compare tre volte, della formula I would prefer not to. In I prefer not Bartleby rinuncia al condizionale per eliminare le tracce del verbo modale volere e, cosA�, revoca la supremazia della volontA� sulla potenza. Infatti,A� Bartleby vuole de potentia absoluta, una potenza non effettuale.

di ELISA ZIMARRI

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GEORGES PEREC E W O IL RICORDO DELL’INFANZIA: L’INASSUMIBILE

Pare opportuno annoverare Perec tra quegli scrittori ai quali risulta difficile avvicinarsi prescindendo da un approccio biografico. Questa��ultimo rivela quel fondo di continua interrogazione sull’esistenza proprio del romanziere francese. Se le opere in quanto opere sono tracce e, come tali, segni, nel momento in cui sono tracciate, segnate, assumono una��esistenza autonoma e indipendente; nel nostro caso, tuttavia, recano ancora la��impronta appassionata del loro artefice. Il tutto si complica quando si riscontra che questi segni stanno non per una presenza, ma per una��assenza, un vuoto che nella��arco di una��intera vita non verrA� mai colmato. La tematica del vuoto e della mancanza appaiono fondamentali per la lettura delle opere perecchiane e costituiscono la chiave di volta di una produzione eterogenea ma mai totalmente altra dalla dimensione esistenziale e autobiografica.

di MICHAEL ARCHETTI

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LA PROVA DEL FUOCO. SOGNO, RIMOZIONE E COSCIENZA NE LE ROVINE A�CIRCOLARI DI J. L. BORGES

Vi sono numerosi aspetti, contenuti alla��interno del testo, che suggeriscono la��interpretazione del racconto Le rovine circolari, apparso sulla rivista a�?Sura�� nel 1940 e poi definitivamente alla��interno della raccolta Ficciones del 1944, come un vero e proprio sogno, o sogno a cornice. Il racconto potrebbe essere letto come un processo di autoanalisi da parte del protagonista, il quale, partendo da un proposito soprannaturale, giunge alla comprensione di sA�. La narrazione presenta essa stessa numerosi piani, concentrandosi sulla��esperienza onirica del protagonista, un mago capace di plasmare la materia dei sogni. Tuttavia, credo, nemmeno la veglia puA? essere considerata tale, poichA� la��uomo che sogna A? in realtA� sognato a sua volta, ma senza saperlo; per questo piA? sopra ho parlato di A�autoanalisiA�, una��autoanalisi tuttavia A�incoscienteA�. Lungo il progredire della narrazione, il mago attraversa svariati livelli di sogno, o meta-sogno,A�A� addentrandosi sempre di piA? negli abissi del proprio inconscio. Ad un occhio che ha familiaritA� con la��opera di Freud, non sfuggiranno certamente alcuni evidenti caratteri fondamentali di questo stato onirico: in primis, la descrizione del paesaggio che fa da sfondo al racconto.

di GIOVANNI CONSIGLI


EMENDABILE O INCURABILE?

LA FIGURA DEL DELINQUENTE-SELVAGGIO NELLA COLONIA FELICE DI CARLO DOSSI

Tra i periodi storici in cui A? possibile osservare lo svilupparsi di un rapporto stringente tra letteratura e psichiatria in Italia, i decenni successivi alla��unificazione occupano senza��altro una posizione di rilievo. Sin dalla pubblicazione delle prime opere di Cesare Lombroso, il fitto dialogo tra scienze umanistiche e scienze medico-antropologiche (che di lA� a poco sottolineranno sempre piA? il loro carattere di scienze sociali) appare particolarmente evidente. Si tratta, coma��A? noto, di un dialogo avvenuto non solo sul versante della creazione artistica a�� e cioA? sui rapporti che legherebbero il genio e la folliaA�a�� ma anche (e in misura non certo minore) sullo studio della delinquenza. Basti pensare che Enrico Ferri, illustre allievo della��antropologo veronese e personalitA� influente del Partito Socialista, dedicA? una��intera opera allo studio de I delinquenti nella��arte; e che la��attenzione rivolta da Lombroso alla letteratura, nella costruzione delle sue teorie sulla delinquenza, continua tutta��oggi ad essere oggetto di interessanti ricerche.CiA? nonostante, resta piuttosto diffusa la��opinione secondo la quale queste teorie sulla devianza siano state (loro stesse) una��anomalia, verificatasi entro un arco cronologico piuttosto limitato, e scarsamente influente a�� se non addirittura estranea a�� nella formazione della cultura e della��identitA� dello stato-nazione postunitario.

di ALESSIO BERRE’

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PERCHE’ LA FILOSOFIA DELLA LETTERATURA?

A prima vista sembra che letteratura e filosofia abbiano tante affinitA�. Entrambe sono attivitA� intellettuali a�� la prima ambientata piA? sul piano artistico, la��altra piA? su quello razionale a�� che, tra le altre cose, esplorano la condizione umana, analizzano le relazioni interpersonali e sviluppano prospettive sulla realtA�. Tuttavia, il rapporto tra le due discipline A? molto meno armonioso di quanto ci si possa aspettare. GiA� Platone afferma nella Repubblica che a�?tra filosofia e arte poetica esiste un disaccordo antico.a�?Dove nascono queste tensioni, qual A? la��origine dei problemi che i filosofi possono avere con la letteratura?A�Nel lungo passato della filosofia troviamo vari punti da��incontro con la letteratura. Alcuni filosofi hanno prestato una particolare attenzione allo stile letterario delle proprie opere, altri hanno addirittura oltrepassato il confine per fare escursioni nel campo della poesia. Altri filosofi ancora hanno sviluppato riflessioni teoriche sul fenomeno della letteratura. Anche se A? vero che ca��A? una grande varietA� per quanto riguarda la prospettiva generale, la profonditA� e la qualitA�, possiamo scorgere delle linee di ragionamento ricorrenti che mostrano una dose di scetticismo ed estraneitA� nei confronti della letteratura. Tali linee si riconoscono nei vari a�?paradossia�? intorno alla letteratura (e, piA? generale, alle opere di finzione) discussi nella storia della filosofia e, con vigore crescente, nella��ambiente della��attuale filosofia della letteratura, analitica e non solo.

di WOLFGANG HUEMER

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E SE QUALCUNO MENTISSE? AUTOBIOGRAFIA E INTERPRETAZIONI IMPOSSIBILI

Se qualcuno ci chiedesse dove abita Sherlock Holmes, potremmo rispondere che abita al 221b di Baker Street, consapevoli di dire qualcosa di vero circa Sherlock Holmes. Al contempo, se qualcuno ci chiedesse se Sherlock Holmes sia esistito davvero, potremmo rispondere che Sherlock Holmes non A? un uomo in carne ed ossa (sebbene nei romanzi e nei racconti sia descritto come tale), quanto piuttosto un personaggio letterario creato da Arthur Conan Doyle. PiA? in generale, potremmo dire che quando leggiamo una��opera di finzione siamo consapevoli che la��autore e/o il narratore (a prescindere dal fatto che possano o meno coincidere) non stiano dicendo qualcosa di (totalmente) vero circa la realtA� (non A? esistito realmente un uomo di nome Sherlock Holmes che abitava al 221b di Baker Street), ma, allo stesso tempo e salvo diverse specificazioni, assumiamo che dicano il vero circa ciA? che A? scritto e raccontato. Ossia: nella��opera di finzione, i fatti si sono svolti nel modo in cui sono riportati. Ma come legittimare questa nostra assunzione?

di TIMOTHY TAMBASSI

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SULLA TEORIA DELLA FINZIONE

La��interesse filosofico per la letteratura non A? certo recente. Ben prima che Musil, Proust, Kafka, piA? recentemente Kundera e molti altri autori rivelassero intenzioni filosofiche nelle proprie opere, un certo gusto dei filosofi per la��oggetto letterario puA? essere fatto risalire giA� a Platone e Aristotele i quali, arroccati nelle loro antitetiche opposizioni,[i] ragionavano circa la��utilitA� o meno della letteratura, o, meglio, della poetica, nella��economia della��etica della polis.A�Da questo interesse, proseguito nei secoli successivi in forme diverse e secondo differenti approcci, A? nata, non troppi decenni fa, una disciplina che, irreggimentando il suddetto interesse in una��ottica piA? teoricamente impostata, applica gli strumenti filosofici alla��analisi della letteratura. Tale A? la filosofia della letteratura.Ben piA? recente, almeno nella comunitA� filosofica italiana, A? invece la��interesse filosofico per la letteratura dal punto di vista della teoria della finzione. I confini di questa disciplina sono talvolta confusi con quelli della filosofia della letteratura o, piA? spesso, le due vengono fatte coincidere. Questo A? un primo errore possibile che bisogna guardarsi dal commettere. In effetti a�?finzionea�� e a�?letteraturaa�� si riferiscono a (insiemi di) oggetti che seppur talvolta coincidono, tuttavia, lo fanno per caso.

di MARGHERITA AIASSA

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LA VALENZA ESTETICA DELLA WILDERNESS

Il concetto di paesaggio e, conseguentemente, tutte le problematiche che esso implica ricoprono un ruolo centrale a�� per non dire cruciale a�� nel dibattito estetico contemporaneo per due ragioni: innanzitutto perchA� dispiegano una tipologia di approccio caratterizzata dalla multidisciplinaritA� (architettura, filosofia, geografia, letteratura, ecc); in secondo luogo poichA� rimandano direttamente al concetto di Natura. Da una parte si ha quindi una vasta gamma di discipline che si interrogano su che cosa sia il paesaggio; e dalla��altra parte la��analisi di questo concetto rimanda alla cogenza di un ripensamento della natura e delle problematiche ambientali.Tutte le indagini filologiche convengono sul fatto che la parola a�?paesaggioa�? mantenga una certa ambivalenza: nelle lingue latine essa si riferiva alla rappresentazione pittorica di una parte di territorio riconosciuta come connotata da valori estetici, mentre nelle lingue germaniche indicava il territorio nella sua concreta realtA� fisica (struttura morfologica).

di CARLO GUARESCHI

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IL DIALOGO TRA ZANZOTTO E IL PAESAGGIO

Il paesaggio letterario nasce da una��intenzione dello scrittore di circoscrivere un ritaglio visuale, proiettandovi la propria esperienza e rappresentazione. Il poeta Andrea Zanzotto A? stato uno dei maggiori interpreti, nel secolo scorso, della potenzialitA� della��arte di ob-servare e di pre-servare il paesaggio, assorbendo da esso tutta la linfa vitale che promana. Pur ammirando la sapienza coloristica e descrittiva delle immagini nelle sue opere, si puA? infatti presto intuire come il poeta spinga le sue parole al di lA� del mero pittoricismo. Nella sua poesia il rapporto con la natura raggiunge la dimensione estetica di uno scambio tra osservatore e paesaggio. Si sviluppa perciA? un modello interpretativo della natura ben distante dalla��ut pictura poA�sis oraziano a�� concetto basato sulla subordinazione della letteratura alla pittura nella descrizione. Va detto, a guisa di premessa, che il rapporto tra Zanzotto e il paesaggio rientra in una��esperienza del sublime, alla��interno della quale al soffio consolatorio e rigenerante fa sempre da contraltare un aspetto drammatico, leopardiano, della natura. Entrambi i volti trasudano un significato assai stratificato: il paesaggio si modula in varie sfumature, rendendosi proiezione della��anima combattuta e problematica del poeta.

di FLAVIO REGAZZOLI

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L’EGITTO IN UN PALAZZO

Come presentare la��Egitto degli ultimi novanta��anni mantenendo la leggerezza e la freschezza di un romanzo? Con un espediente che ponga come protagonista principale un palazzo. Attraverso le vicende di questo palazzo e dei suoi inquilini Ala Ala��Aswani dipinge la storia del suo paese dagli anni trenta, quando A? costruito Pa-lazzo Yacoubian, fino ai giorni nostri, al 2002, anno di pubblicazione del libro. Questo palazzo, realmente esistente seppur leggermente diverso nella struttura, presta il suo nome per il titolo di quello che A? il secondo romanzo della��autore egiziano, Palazzo Yacoubian (a�?Imarat Yaa��qubyan), opera nata dal desiderio di raccontare un paese segnato da avvicendamenti politici di grande rilevanza.

di MIRELLA LUCCHINI

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Edgar L. Doctorow

L’ACQUEDOTTO DI NEW YORK

La metropoli e il suo spazio sono alcuni dei temi centrali della��analisi filosofica e sociologica, perlomeno a partire dagli inizi del a�?900. In un saggio intitolato Nascita della metropoli e storia della percezione: Georg Simmel, Andrea Pinotti esordisce ricordando qualcosa di ormai assodato: la metropoli rappresenta il paesaggio peculiare della��uomo moderno alla��alba del XX secolo. Lo stesso Simmel nel 1903, in La metropoli e la vita dello spirito, descrive la metropoli come la��ambiente in cui convergono le due tendenze macroculturali che hanno caratterizzato i due secoli precedenti: quella liberale-illuminista, con le sue rivendicazioni di uguaglianza e libertA�; e quella romantica che, insieme alla divisione economica del lavoro, poneva la��accento sulla��unicitA� e sulla conseguente insostituibilitA� della��individuo. Insomma, la metropoli A? il luogo in cui si tirano le fila dei due secoli di storia precedente, il luogo in cui il soggetto puA? trovare, sempre secondo Simmel, una nuova collocazione alla��interno della totalitA�.

di ALESSANDRO BONANINI




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IL SENO E LA METAMORFOSI. ROTH E KAFKA A CONFRONTO

Chi alla��epoca si era scandalizzato per la vita dissoluta di Alexander Portnoy, sessuomane ed eponimo protagonista di Lamento di Portnoy, secondo romanzo di Philip Roth, di certo avrA� guardato con sospetto a Il seno, scritto sempre da Roth, a quattro anni di distanza dal successo del Lamento (1971).A�Se il titolo rimanda inevitabilmente alla sessualitA�, se la��occhio viene colpito dal sinuoso profilo di seno disegnato in copertina a�� come accade nella��edizione italiana a�� e se la sessualitA� A?, in fin dei conti, una cifra tematica della produzione rothiana, pur tuttavia non sono dati ancora gli estremi per liquidare Il seno come ulteriore a�?a�?monologo eroticoa�?a�? a��come Lamento di Portnoy A? stato da piA? parti definito.

di MARGHERITA AIASSA

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IL PARADOSSO DELA CORPOREITA’ NE LA METAMORFOSI DI KAFKA

Confrontarsi con un a�?classicoa��della letteratura A? molto complicato, recensirlo, almeno per quanto mi riguarda, sarebbe impossibile. De La metamorfosi di Kafka A? stato detto moltissimo, tutto forse; tuttavia la densitA� della narrazione consente di pensare, e ripensarsi, di fronte a temi centrali del panorama culturale contemporaneo, quali: alienazione, principio di autoritA�, crisi della soggettivitA�, ecc… . La trama di questo celeberrimo racconto A? nota: il commesso viaggiatore Gregor Samsa dopo una notte segnata da sogni inquieti, si risveglia nella propria angusta stanzetta piccolo-borghese tramutato in insetto.

di CARLO GUARESCHI




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Paul Auster

NEL PAESE DELLE ULTIME COSE

Avevo giA� sentito parlare di Paul Auster a�� e ne avevo sentito parlare anche molto bene, in termini unanimemente entusiastici. Tuttavia, fino a ora non avevo mai letto un suo romanzo: per me la��unico scrittore di Newark poteva essere solo Philip Roth.A�Ma ca��A? sempre una prima volta e cosA� mi misi da��impegno nello scardinare i miei pregiudizi sugli (altri) scrittori di Newark e comprai un libro di Auster, nella fattispecie Nel paese delle ultime cose, edizioni Einaudi, 2003, ma precedentemente edito da Guanda con il titolo Il paese delle ultime cose.

di MARGHERITA AIASSA

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Jonathan Coe

I TERRIBILI SEGRETI DI MAXWELL SIM

I terribili segreti di Maxwell Sim, edito in Italia la scorsa estate da Feltrinelli, A? la��ultimo libro di Jonathan Coe. La cornice A? la��Inghilterra di inizio 2009, quella della crisi economica, quando a Londra lo spettro della disoccupazione aleggiava su tutti, dalla��impiegato del grande magazzino del centro al bartender di qualche locale fuori mano, broker della City compresi.Definire il protagonista, Max Sim, un a�?uomo qualunquea�� sarebbe usare un eufemismo. A? il responsabile dei contatti con la clientela di un grande magazzino, vive a Watford, un tranquillo sobborgo londinese, non ha frequentato la��universitA�, odia la politica e la letteratura ed A? totalmente incapace di coltivare e gestire qualsiasi tipo di rapporto sociale.

di ALESSANDRO BONANINI